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PARLIAMONE 2017

Questo non è un vero e proprio blog, nel senso che non si instaurano discussioni circolari e chiuse. Non è neanche un forum però. Qui si scrive dopodichè tutti vedono tutto. E si replica alla stessa maniera. E' una semplice questione di forma, lo so, ma è importante. Purtroppo, e lo dico con sincerità, i messaggi sono moderati percui c'è una certa latenza tra la vostra spedizione e la successiva pubblicazione di un messaggio. Il male è da sempre presente sulla rete, e i comportamenti deviati con esso. Portate pazienza. E' necessario.

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Mies'u'mar
spedito da: Andrea
Data: venerdì, 17 febbraio 2017 - ore 21:10


…e taliavo i suoi caviddri,
nivuri cumma la nuttata più nivura,
e lo sciauro della sua pelle
tutto lu sangue m’arrimesculava
picchì tantu picculo mi sentìa
dinanzi la su billizza
che lu sonnu mi rapì
e di contra addrumiscire mi facìa
picchì dintra lu munno di’ sogni
tutto ‘nzemmula io putìa vidiri
lu desiderio tiranno
ca’ chidda fimmina
pruì a li mi cori
e più gana d’arrisbigliarmi vulissi…

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A cena.
spedito da: Andrea
Data: sabato, 4 febbraio 2017 - ore 13:54


-Vino?- il cameriere sta lì al fianco in attesa.
-Fai tu- dice lei, al margine della serata, come uno spettatore casuale di uno spettacolo altrui.
Lui indica qualcosa sulla lista, scivola col dito sul nome e il cameriere lesto segna, prende e richiude il menu e con un lieve segno del capo sancisce la sua approvazione alla scelta.
-Dicevi?- si affretta a chiedere lui per non perdere la scia della conversazione, tradendo una certa urgenza sebbene nessuno dovesse andare da nessuna parte.
Lei accenna un sorriso, guarda di lato, si aggiusta sulla sedia.
-Storie tante ma nessuna seria- fa con un pizzico di delusione nella voce.
-Cos'è una storia non seria, si scopa ridendo?- fa lui in un maldestro tentativo di dissipare eventuali malinconie all'orizzonte.
Lei sorride, dice:-Questa non è tua.-
-Vero- fa lui, -Un film ma lasciamo perdere...-
Lei riprende, -e che è sempre la stessa roba, o sono già impegnati oppure non vanno oltre, si arrendono alla prima difficoltà. Magari una sera non sono dell'umore giusto e loro scappano via perchè pensano che non mi interessa niente e nessuno.-
-E vabbè, se non insistono vuol dire che non sono quelli giusti non trovi?- fa lui sparando la sentenza con fin troppo disinteresse.
-Più che altro, che non ci tengono come vorrei io e comunque sì, sono tutti dei brocchi ecco- chiude lei con rinnovato disincanto.
-Magari restano affascinati dal primo impatto, il tuo sorriso, i tuoi occhi- dice lui.
C'è un attimo di silenzio, un impercettibile tempo morto. Lei si schernisce ma in fondo sa che ha detto una cosa vera.
Lui incalza, -d'altrone anche io sono stato banale.-
-Cioè?- fa lei ammantando di imbarazzo il momento. Sa bene dove vuole andare a parare l'uomo che ha di fronte e, sebbene non gli interessi da quel punto di vista e aveva accettato l'invito a cena perchè è pur sempre una persona piacevole e il tempo passato con lui non è certo sprecato, vuole stroncare ogni tentativo di virare su un "noi" che non esiste.
Lui sa che sta giocando una partita persa, lo sapeva bene anche prima di invitarla a cena ma gli esseri umani spesso si appoggiano a steli d'erba perchè hanno fede, vogliono credere all'impossibile, succhiare anche quel poco di quell'emozione che una vita moderna, in una città moderna, negli anaffettivi tempi moderni permette di provare.
-Beh, anch'io sono caduto in quegli occhi mentre venivo spinto giù da quel sorriso, denotando un'incredibile superficialità emotiva.-
Lei inarca le sopracciglia, non crede di aver capito bene. Ecco un'altra cosa che non gli piace di lui, questa complessità verbale, quest'arzigogolo linguistico che proprio non riesce a mandar giù; lei, che invece si reputa diretta e basica, senza fronzoli, sbrigativa ed efficace.
-Non ci si dovrebbe mai farsi piacere qualcuno solo per un sorriso, è maledettamente immaturo, roba da ragazzini. Come giudicare un pasto solo guardandolo, senza nè chiedere cosa c'è nel piatto nè tantomeno assaggiarlo.-
Lei per un attimo si sente piccata, senza doverne avere motivo peraltro.
-E dunque mi stai dicendo che sei stato avventato e adesso scopri di aver preso un abbaglio?- eccolo il riassunto, secco e senza fraintendimenti.
Stavolta è lui a sorridere. La fissa negli occhi senza arroganza.
-Ti interessa davvero quello che penso di te? Io non credo proprio. La tua è pura curiosità, asettica e senza uno scopo aggiunto.-
Lei si stranisce.
-Quindi, mi spieghi che stiamo facendo allora?- non c'è astio nella sua domanda, solo la volontà di capire, che qualcuno le faccia chiarezza.
-Stiamo passando del tempo insieme, tutto qua. Non è quello che fanno le persone in fondo?- dice lui, senza tradire la leggera malinconia di fondo che ricopre un persistente e solido desiderio fisico, di quelli che partono con un abbraccio, una carezza e finiscono in una unione animale senza accortezze.
Lei sente, sa che lui la vuole, ma non gli riconosce alcun privilegio in questa tensione perchè, in fondo, la reputa allo stesso livello di quelle che sperimenta ogni volta che qualcuno le dimostra interesse. Ed è proprio in questa incapacità di trovare un'emozione che vada oltre quell'appiattimento che conosce così bene, che risiede la sua noia e il suo disincanto. Ma d'un tratto comprende, si ammorbidisce.
-Hai ragione, in fondo, alle volte, condividere del tempo può essere sufficiente, piacevole.-
-Già- dice lui, sapendo di aver raggiunto il confine, quella linea rossa, neanche tanto sottile, più una zona d'ombra direbbe, oltre cui non gli sarebbe stato dato di andare, pena rovinare tutto (di qualunque tutto si parli) e scadere in un già visto e sentito insopportabile. Non più oramai.

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