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Ci siamo, finalmente. (parte diciannovesima - 22maggio2015)
Sono passati un pò di mesi, pure troppi direi per un nuovo redazionale ma qua il tempo è sempre più scarso. Dunque si appropinqua il prossimo passaggio, stavolta in piena Asia, perchè questo continente ancora non mi aveva visto protagonista (guarda ONAir). Per il resto è tutto un prepararsi all'evento e con un occhio alle mappe ed uno alla vita "reale" che si fa sempre più imperscrutabile. Io cerco di fare del mio meglio ma pare che la cosa sia più difficile del previsto. In ogni modo, forse, anche questo spazio potrebbe subire dei cambiamenti. Ci sto lavorando ma con scarsi progressi. Prima o poi ci arriverò.
Nel frattempo, state sintonizzati. Vi voglio bene.


Ultimi messaggi dalla sezione PARLIAMONE

40ena
spedito da: Andrea
Data: giovedì, 16 aprile 2020 - ore 20:40


Il confinamento piega l'io su se stesso e fa rapprende i ricordi, come il calore con il latte in un pentolino.
Gli emissari di questi ultimi sono gli stimoli depositati dai sensi, che in un susseguirsi di agguati ti prendono alla sprovvista, sorprendendoti, emozionandoti, palesandosi attraverso viatici indecentemente ignorati fino a qualche settimana fa. L'erba tagliata di fresco, un lievissimo muoversi d'aria, le note di una canzone, lo scricchiolio dei sassolini del giardino su cui metti i piedi, la lettura che avevi sempre rimandato che detona nelle profondità dell'anima, il colore del cielo al crepuscolo, in quel limbo che saluta il giorno e ti introduce all'oscurità mentre una strada diventa palcoscenico e la natura attrice, attraverso molteplici artifici di cui non vai a cercarti alcun senso. Ti si gonfia il cuore mentre vai chiedendoti che ti stia succedendo, perchè vorresti d'un tratto piangere senza motivo e senza tristezza, cos'è che ti manca o che hai perso, che genera quel tassello di spazio non riempito, che preme e spinge, come un innamorato che ignora chi sia la sua amata. Riguardi al passare del tempo con un'attenzione mai avuta, riprendi il controllo del ritmo, ogni singolo respiro prende una consistenza mai sperimentata prima, tutto si predispone, la pressione sale e la diga cede; ed è a quel punto che la memoria, liquida, allaga tutto raggiungendo ogni anfratto, anche quello che sembrava più irraggiungibile. E c'è una sola cosa che puoi fare: lasciarti andare, cullato dalla corrente, senza muovere nemmeno un muscolo però, perchè il movimento è tutto dentro, impacchettato e depositato sul fondo.
Confinato, appunto.

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Zucchero
spedito da: Andrea
Data: sabato, 18 gennaio 2020 - ore 19:34


[...]
io sono un'ombra
E tu, e tu sei il sole.
[...]
Zucchero, "E' delicato".
Gran pezzo, mi piace molto, il testo è davvero bello, la musica abbastanza aulica; insomma, una chicca in mezzo al coacervo di aneddoti e doppi sensi (neanche tanto doppi) di natura sessuale che contraddistinguono la lirica del rocker reggiano.
Consideravo sugli effetti collaterali della classica metafora riportata in alto: se l'ombra sono io e tu sei il sole, vuol dire che la luce se la sta godendo qualcun'altro...

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TCRNo8
spedito da: Andrea
Data: sabato, 11 gennaio 2020 - ore 11:9



La giostra ha fatto il suo giro: sono di nuovo a bordo.
La soddisfazione che provo in queste ore, consolida la determinazione che oramai è diventata una lingua comprensibile solo a chi scrive e a chi sa di che cosa sto parlando.
Come già accaduto in passato, congratulazioni a tutti coloro che si misureranno sulle strade d'Europa questo luglio ed un abbraccio forte e sincero a coloro cui è stata negata questa opportunità.
Si va ancora, di nuovo e più consapevoli, per una volta ancora.
“Nulla che abbia un qualche valore, è mai facile da realizzare.”
Mike Hall 1981-2017
#tcrno6cap6 #tcrno7cap6 #tcrno8 #bemoremike #Ride4mike #SerendipiTi #StelbelTelai
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The carousel has made its ride: I'm on board again.
The satisfaction I'm feeling, strengthen the resolution already became a language understandable only to who's writing and to who know what I'm writin' about.
As per previous experiences, congratulations to all that will measure themselves on the european roads this july and a strong hug to those who won't have this opportunity.
I'll go, much more aware, once again.
"Nothing that is worth anything is ever easy"
Mike Hall 1981-2017

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Buon anno.
spedito da: Andrea
Data: martedì, 31 dicembre 2019 - ore 19:1


Se ne sta per andare un decennio, non solo un anno. La cosa pare seria dunque, o no?...”Intensi” la parola che mi viene in mente per sintetizzare i dieci anni che stanno per essere messi a posto. Spero che lo siano stati altrettanto per voi, altroché.
Dunque gli auguri...due piaghe da estirpare per i prossimi dieci: ignoranza e solitudine. Per la prima, l’augurio è di averci a che fare il meno possibile, il che vuol dire, facendoci un giro, interagire il meno possibile con l’altro: per la seconda, l’augurio è di averci a che fare il meno possibile uguale, il che vuol dire interagire il più possibile con l’altro. Praticamente un corto circuito da premio Nobel.
Andiamo a sederci a tavola e scordiamoci chi siamo.
Con l’anno nuovo ne riparliamo.
Un abbraccio.

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Una panchina, a Napoli, una sera.
spedito da: Andrea
Data: sabato, 30 novembre 2019 - ore 19:52


Non sono avvezzo ai miti. Mi capita raramente di avere qualcuno o qualcosa a cui tendere in un qualche lato della sua sostanza; sono stato immune all'idolatria adolescenziale verso una qualche rockstar o un campione sportivo, insomma, nessun riferimento salvifico.
Ma il punto è che esistono anche le leggende, alle volte, e qui la faccenda cambia radicalmente. Queste ultime partono dalla realtà, ammantandosi di fantastico nell'approccio che ognuno di noi persegue verso quel nocciolo di essenza per farne propria strada da seguire, se non altro a cui rivolgersi quando l'incedere si fa greve. Io ne ho una su tutte, che parte da lontano, su una lastra di marmo scadente fatta panchina, in una strada trafficata del quartiere di Fuorigrotta, Napoli, in una serata tardo primaverile dal clima mite, con la luce itterica dei lampioni al sodio a rischiarare la scena; un occhio di bue sul nostro personalissimo palcoscenico. L'avevo conosciuto ad una festa, una delle tante che si tenevano regolarmente ora a casa di uno, ora a casa di un altro. Un gigante buono, subito m'era parso; simpatico, amico di tutti, maestoso, un catalizzatore insomma. Io volevo entrare in quella aura, volevo essere parte della "squadra", essere uno dei loro, appresso quel capitano nato, trascinatore vulcanico di noialtri giovani studenti nel pieno del caos della formazione. Ed era andata così, ero stato accettato nel gruppo e mi ero saldato a quel plotone di ragazzi che sarebbero stati gli uomini di un domani incerto.
Su quella panchina c’eravamo ritrovati per caso, dopo ormai un anno di amicizia e di discorsi densi e di esperienze. Ed anche quella volta era parlare, la cosa che ci teneva seduti su quella panchina, a tardare senza una reale fretta che ci spingesse a tornare a casa. C’era una catarsi potentissima in quel confronto, la convinzione inspiegabile che tutto ci fosse chiaro e che avremmo esattamente fatto quello che era giusto fare, nonostante nessuno dei due avesse la più pallida idea di cosa fosse “giusto”. Eppure funzionava, il confronto, il più delle volte centrato sugli universi emozionali che mettevamo rispettivamente in disperati afflati sentimentali nelle mani di donne che avrebbero, inevitabilmente, amato altri. Ma quella sera, quella luce, quell’aria, testimoniarono il momento più sublime della nostra formazione di uomini, il punto forse più vicino alla comprensione delle nostre vite, di quelli che sarebbero stati gli anni a venire. Eravamo come soldati in guerra, ma senza il fragore delle armi, nè l’angoscia della morte: i nostri nemici, se di nemici si poteva parlare, saremmo stati solo e soltanto noi stessi.
Oggi, in questi tempi ovattati, dopo più di vent’anni da quella sera, da quella panchina, constato duramente di rivedere troppo di rado quell’uomo, immutato nella sua maestosità, consegnato definitivamente alle severità del tempo, come tutte le leggende che si rispettino; divenuto serioso nell’incidere, talvolta anche nel parlare, me lo ritrovo davanti ad una birra di questo anonimo centro commerciale di Bologna, dove abbiamo ritagliato del tempo prezioso dalle nostre indecifrabili ansie lavorative pur di marcare il tempo, di dirci ancora che ci siamo, che il presente non aderisce propriamente a quei piani fatti su quella panchina e che ciò nonostante siamo fieri di poter ancora trarre potenza dai nostri confronti. Le pause tra noi si sono dilatate negli anni, oggi fattesi densi silenzi che valgono più di mille concetti. Ma ci siamo ancora e sappiamo bene a cosa ci riferiamo quando parliamo, non l’abbiamo mai dimenticato.
Come un riferimento per migliorarsi, un faro sul punto più alto di una scogliera mentre le navi sono in ambasce, il nord della bussola.
Una leggenda, appunto e ognuno di noi dovrebbe averne una così.
Un amico così.
Dedicato a Gennaro Capone

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