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Pulp

Charles Bukowski – 182 p. – Feltrinelli – euro 7,00

Data: domenica, 17 febbraio 2008 - ore 17:4

L’ubriacone della letteratura è sempre lui, anche postumo come in questo caso. Pulp, infatti, è stata la sua ultima fatica, prima che, subito dopo averlo terminato, una leucemia fulminante se lo portasse a spasso nell’aldilà. Perché partiamo dalla fine con Bukowski: perché Pulp sembra davvero uscito fuori dal cilindro di un folle. Diremmo, più pragmaticamente, che con tassi alcolici da galera in corpo e neuroni arsi dal composto etilico un accrocchio grottesco di personaggi ed una trama dall’inverosimiglianza tale non potevano non venir fuori. D’altronde, immaginiamo, senza tale peculiarità del Charles nostro, oggi non saremmo neanche qui a commentarlo. Detto questo, infatti, impossibile non affezionarsi subitaneamente al “detective più dritto di tutta L.A.”, tale Nick Belane, dal fisico decadente ma dalla favella sempre pronta a cacciarlo nei guai. Circondato da personaggi surreali con i loro incarichi altrettanto surreali, il protagonista si muove in una Los Angeles da paura, coacervo di gentaglia senz’anima e squallore senza eguali. Le invenzioni bukolike sono deliziose, vere e proprie scenette estemporanee che esulano dalla trama, peraltro difficile da tenere in riga, come le sue puntate nelle bettole dei boulevard e i loro avventori dalla lingua tagliente e ironica. Bukoswki ci illude quasi di star leggendo un giallo o qualcosa di simile e tu ci credi davvero finchè non ti piazza il dialogo grottesco o la battuta di una comicità che, e questo lo diciamo senza dubbi, non è per tutti; perlomeno non per quelli che tengono atrofizzato il lato visionario della propria anima. Per questo e per altro ancora, il libello lo si legge con voracità e affetto, oltre che con una sana voglia di demenzialità anche a discapito di un finale probabilmente spiazzante come un rigore di Totti. Effettivamente il libro lo chiudi con qualcosa di incompiuto dopo averlo letto; immaginiamo che qualche altra avventura del Nick Belane l’avremmo letta volentieri, ma proprio. Chissà se Charles c’aveva già pensato; non è che abbia avuto il tempo di dimostrarcelo. Ragione in più per apprezzarlo.
Pubblicata su LOGO n°3 mar 2008

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